Cammino Francese per Santiago

II

Pinchos o Tapas?
Rioja, Castilla y Leon

da Viana a Burgos

Tappa n.8: Viana – Logroño – Navarrete (22km)

Il “pincho” rappresenta una delle specialità culinarie del centro-nord della Spagna. Si presenta come una fetta di pane che può sorreggere moltissime differenti delizie originariamente infilzate (pinchade) su di essa: peperoni ripieni di carne o pesce, merluzzo o acciughe impanate, orecchie di maiale o agnello impanate, polpette, tortilla, chorizo, morcilla e molto altro.

Varcato il confine della Rioja e raggiunta la sua capitale Logroño, verso le 10 del mattino, ho iniziato la caccia dei famigerati pinchos. Nonostante la maggior parte dei bar di Calle del Laurel fossero ancora chiusi, un piccolo locale stretto e lungo bazzicato da operai e gente del posto ha attirato la mia attenzione.
Al suo interno un bancone lungo quanto il locale ospitava una sfilata di piatti caratteristici. Al prezzo di 2/3€ per pincho e di 1.3€ per bicchiere di vino ho avuto la conferma di quanto suggeritomi poco prima da un murales della città che recitava: “El camino de Santiago se hace por (e)tapas”.

Raggiunta la felicità culinaria decido di lasciare la città e dopo un paio di chilometri mi ritrovo nuovamente immerso in lunghi filari di vite. Verso le 13 arrivo nel piccolo paese di Navarrete dove Antonio l’italiano presso il suo Bar Deportivo accoglie gli avventori con un bancone carico di prelibatezze pinchade.

Tappa n.9: Navarrete – Azofra (22 km)

L’incontro più significativo di oggi è stato quello con l’imponente monastero di Santa Maria la Reale situato nella cittadina di Najera.

Eretto nell’anno 1032, subì diverse ristrutturazioni nel XV secolo. L’aspetto esterno di fortezza contrasta con la bellezza ornamentale del chiostro dei Cavalieri, denominato così per la grande quantità di nobili che vi trovarono sepoltura. La chiesa custodisce un magnifico coro intagliato, una bella pala d’altare Maggiore con l’immagine romanica di Santa Maria la Reale, il pantheon Reale, con i sepolcri di circa trenta sovrani, il mausoleo dei duchi di Nájera e, nella cripta, la grotta dove si racconta apparve la Madonna al re don García, che ordinò la costruzione della chiesa.

Il paesaggio attorno al cammino continua a cambiare di giorno in giorno e questo permette ai pellegrini di lasciar vagare lo sguardo per ore ed ore mentre dolori piccoli o grandi appaiono e scompaiono. Le vigne sono ora affiancate da piccoli campi di ulivi mentre il terreno ha assunto una colorazione rosso intenso. 

Mentre percorrevo gli ultimi chilometri sotto un sole cocente – oggi pomeriggio la temperatura ha raggiunto il record di 39 gradi – mi sono imbattuto in uno di quegli incontri tipici da cammino.
Maglietta azzurra, zaino verde scuro, cappello da pescatore e andatura decisa quasi militaresca: “E’ Martin, non mi posso sbagliare”. Martin è un ragazzo coreano in viaggio per il secondo anno di fila lungo il Cammino Francese. Un tipo solitario che ama arrivare in ostello piuttosto presto e che ogni giorno si prodiga nel cucinarsi la cena. Lo incontrai per la prima volta nel terzo giorno di cammino e da subito mi fece una buffa impressione: era estremamente curioso di conoscere i miei gusti in merito alle ragazze orientali. Fra uno scambio di battute e l’altro gli chiesi se stesse cercando di combinarmi un matrimonio. Non era proprio così ma ci teneva oltremodo che io conoscessi una delle sue amiche coreane…
Avendo un’andatura differente ci diamo appuntamento all’ostello municipale di Azofra fortemente consigliato per il fatto di essere organizzato in piccole camere doppie che offrono ai pellegrini privacy e riparo dai rumori molesti.
Martin deve proprio avermi preso in simpatia poiché si offre di cucinare la cena di questa sera. Senza fare domande sul contenuto accetto. Giunto però il momento di mettersi all’opera mi incuriosisco e gli chiedo quale raffinata ricetta avesse in serbo per me. Risposta: “Spaghetti con salsa di pomodoro e verdure”! Al che penso: “il coreano che prepara gli spaghetti all’italiano, mmm c’è qualcosa che non quadra”. Ed effettivamente non quadra proprio niente. Martin ha messo a bollire l’acqua in una padella dal bordo basso il cui diametro corrisponde alla lunghezza degli spaghetti ed ha acquistato una scatola di Tomate Frito, tipica confezione spagnola di salsa di pomodoro con soffritto già pronto. Lo convinco a fatica del fatto che la pasta può bollire anche in una pentola dal bordo alto e dalle dimensioni più ridotte e gli chiedo quali verdure avesse da aggiungere alla salsa. Alla risposta: ”ho un pacchetto di insalata in frigorifero” decido di mandare all’aria i suoi piani e gentilmente mi offro di cucinare questa pasta non prima di aver fatto un salto nel negozietto di alimentari lì accanto.
Martin non sembra essersela presa, anzi scatta fotografie e prende appunti sul procedimento che l’italiano compie per portare a compimento questa impresa.
Il risultato più che commestibile viene condiviso con altri italiani che si aggiravano per la cucina e con cui facciamo conoscenza.

Tappa n.10: Azofra – Santo Domingo de la Calzada – Grañon (22km)

Ci sono molti modi di percorrere un cammino. Diverse sono le guide a disposizione ciascuna delle quali suggerisce un itinerario prestabilito diviso in tappe che permettono di alloggiare nelle località dotate delle principali attrazioni religiose, monumentali o paesaggistiche.
Il Cammino Francese offre però ai pellegrini moltissimi alloggi situati nei paesi più piccoli che spesso si trovano fra una città e l’altra. In questo modo è possibile creare itinerari personalizzati di lunghezza variabile (5, 10, 15, 20, 25, 30 o più Km).
In questo momento l’affluenza di pellegrini sul cammino non è elevata come lo era nei mesi di maggio e giugno e sinora mi è sempre stato possibile trovare alloggio negli ostelli all’ultimo minuto e senza dover prenotare. 

Solitamente la sera prima di andare a dormire con le galline (21:30, 22 massimo) ci si fa un’idea di quella che sarà la tappa del giorno seguente studiando le distanze fra i paesi che si incontreranno ed i dislivelli da superare. Incrociando questi dati di alta ingegneria con il livello di stanchezza stimato ci si pone una possibile meta da raggiungere. 
Gli incontri che si fanno sul cammino, le fermate ai baretti per le varie colazioni e gli imprevisti fanno si che puntualmente questi piani vengano rettificati.
Il bello del cammino per me è proprio questo, lasciare aperta ogni possibilità e seguire le situazioni che si vengono a creare.

Alcuni pellegrini seguono pedissequamente le tappe suggerite dalle guide, altri più allenati uniscono due tappe in un giorno solo, altri come me camminano senza una meta precisa e quando sono stanchi o trovano una buona compagnia si fermano.

La bellezza del cammino è in gran parte dovuta alle persone che si incontrano e con le quali è possibile condividere chilometri, tapas, cañas e camerate russanti. Negli incontri non manca di certo la varietà: oltre a camminatori solitari e a diverse coppie ho incontrato una mamma italiana accompagnata da 3 figlie di 8 e 11 anni, una mamma canadese con il figlio Down, una nonna francese di 80 anni con il nipote, qualche padre con figlio, alcune persone da Taiwan che non conoscendo alcuna lingua europea comunicano attraverso il traduttore del telefono…
E poi ci sono i veterani che hanno già percorso molte volte uno o più cammini di Santiago e che con entusiasmo si apprestano ad iniziarne un altro consapevoli che ogni volta è una nuova avventura.

Tappa n.11: Grañon – Villafranca Montes de Oca (28km)

La tappa di oggi ha segnato il nostro ingresso nella regione di Castiglia e Leon. 
Da Redecillas, nella provincia di Burgos, alla Laguna di Castilla, in quella di León, vi sono 450 km di sentieri attraverso i territori della comunità autonoma, vale a dire oltre la metà del tragitto che va dalla località francese di Saint Jean Pied de Port a Santiago di Compostela.

La cittadina principale che abbiamo attraversato è Belorado nota per le sue chiese (mavá!?), il suo castello e la piazza maggiore.
L’aria fresca ci ha permesso di camminare anche nelle ore più calde della giornata così da riuscire a percorrere qualche chilometro in più del previsto e portarci in prossimità della salita che ci attende domani.

Il nostro alloggio a Villafranca è molto carino, una struttura che oltre alle stanze d’hotel offre camerate d’ostello per pellegrini ed un ampio giardino che ci permette di rilassarci in tranquillità.
Al mio arrivo scopro che anche Francesca, ragazza italiana che ho conosciuto a Roncisvalle nel mio secondo giorno di cammino, con il suo passo lungo e ben disteso oggi ha scelto di spiaggiarsi qua. E così anche Luca, milanese che viaggia con uno zainetto mignon, un impermeabile Dolce & Gabbana ed una moltitudine di cappelli.

Mentre noi italiani pianifichiamo il da farsi per domani, ci si affianca questo ragazzo coreano che da giorni incrocio in cammino ma che non ho ancora avuto modo di conoscere. Gregory è il suo nome  occidentale, attratto più dalla bellezza di Francesca che dalla nostra simpatia si propone al nostro tavolo con una bottiglia di vino tinto che aspetta di essere finita.
Mentre Luca e Francesca fingono di essere astemi, io mi offro ad aiutare il nostro nuovo amico e nel giro di qualche bicchierino sono pronto ad andare a dormire.

Tappa n.12: Villafranca Montes de Oca – Cardeñuela Riopico (24 km)

Probabilmente erano le 4 del mattino quando i primi viandanti insonni hanno iniziato ad impacchettare i loro zaini. Da lì in avanti la solita via crucis per chi cerca di dormire fino ad un orario decente, se le 6 possono essere considerate un orario decente… 
Attendo quindi un paio di ore prima di alzarmi dal letto. Esco dalla camerata, attraverso l’atrio comune già pieno di gente e per curiosità metto il naso fuori dall’ostello per scoprire che sta scendendo una leggera pioggia tipo Irlandese. 
La decisione più saggia che riesco a prendere in quel momento è quella di tornare a letto sperando che nel frattempo gran parte dei pellegrini si metta in cammino. Punto così una nuova sveglia per le 8:20 ed alle 8:30 sono pronto a scarpinare.

La posizione dell’ostello è strategica poiché nel giro di pochi passi mi trovo già sulla salita che, in mezzo ad una nebbia intensa, mi porta sino alla cima del Monte Oca (sicuramente non si chiama così ma nel villaggio tutto aveva il nome di Oca).
La salita è piacevole e per la prima volta in 12 giorni di cammino utilizzo k-way e copri zaino. La frescura è altrettanto godereccia soprattutto perché le previsioni ci dicono che il sole tornerà nel pomeriggio più carico di prima. Già dalla tarda mattinata infatti le nubi si diradano ed il sole si posiziona a picco sulle nostre teste pronto a bruciare.

L’incontro inaspettato di oggi avviene nel paese di Atapuerca dove Francesca è ferma ad un bar in compagnia di Eddie un ragazzo di Dublino che ha avuto bisogno di aiuto per dei problemi al ginocchio.
Eddie è in completo sbattimento, trema e fa telefonate a raffica girando su se stesso come una trottola.
Prima di partire per il cammino tramite un’agenzia Irlandese ha prenotato tutti gli alloggi per la settimana di cammino che dovrebbe fare tuttavia le sue condizioni fisiche non gli permettono di raggiungere la sua meta prefissata per oggi. 
Dopo aver valutato le varie ipotesi ed aver scartato l’opzione di prendere un taxi per raggiungere la sua meta odierna e non compromettere le successive, decide di abbandonare i suoi piani e di seguirci  proseguendo a piedi fino al paese in cui noi ci saremmo fermati situato 6 chilometri più avanti. 

Eddie è un tipo simpatico che, con il suo accento tipicamente irlandese, non smette di parlare un secondo ed una volta arrivati al bar dell’ostello non esita a dare il via ai giri di birre.
Nel frattempo il sole inizia a calare, fuori l’aria fresca ritorna e noi ci rintaniamo nell’affollato dormitorio dove quasi tutti già dormono e non si respira dal caldo.

Sláinte!

Tappa n.13: Cardeñuela Riopico – Burgos (14km)

Nel 1080 Alfonso VI, re dell’antico regno di Castiglia, commissionò la costruzione di una cattedrale in stile romanico nella città di Burgos: la chiesa di Santa Maria di Burgos. Nel 1219, questa chiesa ospitò una cerimonia di grande importanza per il regno di Castiglia: il matrimonio tra l’allora re di Castiglia Ferdinando III e la principessa Beatrice di Svevia (figlia dell’Imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di Svevia). 
Fu il vescovo Don Mauricio, che celebrò le nozze, a proporre al re di costruire una nuova cattedrale che riprendesse le tendenze stilistiche europee. Un edificio che avrebbe avuto una maestosità pari a quella della sua vicina parigina: la Cattedrale di Notre Dame.
La costruzione della cattedrale iniziò nel 1221 e si dice che il primo architetto fu di origine francese, dato che il gotico classico non era ancora ben conosciuto in Spagna. Fu completata quasi quarant’anni dopo, anche se negli anni seguenti fu rimodellata e ampliata fino al 1765.

Patrimonio dell’UNESCO e terza chiesa più grande di Spagna dopo le cattedrali di Siviglia e di Santiago, la cattedrale di Burgos spicca per maestosità e rappresenta la maggiore attrazione per turisti e pellegrini. I pochi chilometri che questa mattina ci separavano da Burgos ci hanno permesso di raggiungere il centro città entro mezzogiorno, lasciare gli zaini all’ostello municipale situato proprio dietro la cattedrale e trovare un ristorante dove assaporare alcuni piatti tradizionali della Castiglia. 
Una trippa speziata era proprio quello che ci voleva per affrontare l’afa del pomeriggio!!

Nel frattempo Eddie l’irlandese ha avuto modo di sfoggiare tutti i suoi lati nascosti. Se ieri ci era sembrato in difficoltà a causa di presunti problemi al ginocchio, più passa il tempo e più si manifestano comportamenti preoccupanti.
Abbiamo appurato che non è in grado di trascorrere più di dieci minuti in solitudine. Cerca sempre la compagnia di qualcuno con cui parlare senza sosta ponendo molte domande ma senza ascoltare le risposte. A pochi chilometri dall’ingresso della città questa mattina è andato in tilt, per un attimo non riusciva più a camminare, ha poi iniziato a tremare e a sudare. Superato questo momento ha ripreso il passo ed alla prima farmacia si è fermato per acquistare “le sue medicine”.
In teoria dovrebbe trascorrere sette giorni in cammino e si è portato appresso quattordici magliette, una quantità allucinante di calzini, scarponi pesanti da montagna e non si sa quanti chili di peso nello zaino.

Il cammino è bello perché è vario!

Questa sera abbiamo salutato Cristiano e Patty due nuovi amici italiani che, a differenza di tutti gli insegnanti in cammino, avevano a disposizione solamente due settimane di tempo e che si sono promessi di riprendere il Cammino l’anno prossimo esattamente da qui. Il Cammino è fatto di incontri e partenze ma sono sicuro che certi incontri ritornano anche dopo essersi lasciati.