Cammino Francese per Santiago

Tappa n.33: Santiago – A Pena (30 km)

Una volta giunti a Santiago, che rappresenta la meta spirituale del cammino, molti pellegrini decidono di continuare a camminare fino a Finisterre che nell’antichità era considerata il termine delle terre conosciute. Pare che già dai tempi dei Romani questo luogo fosse colmo di devozione e qui venissero praticati riti pagani.

Per me raggiungere Finisterre significherebbe concludere in bellezza l’attraversamento a nord dell’intera penisola iberica, dal confine francese sino al gelido oceano ma la mia condizione fisica degli ultimi giorni sta mettendo in dubbio tale possibilità.

Mentre la quasi totalità dei turigrini, che hanno percorso unicamente gli ultimi 100 chilometri, si sono fermati a Santiago ed hanno ritirato la compostela, altri pellegrini provenienti dai cammini Francese, del Nord, Primitivo, Portoghese, Inglese, de la Plata proseguono il cammino.

La giornata di riposo a Santiago è stato un toccasana per la mia gamba dolorante. Un ulteriore giorno di riposo avrebbe aiutato a recuperare ulteriormente le forze tuttavia qualche giorno fa ho fissato il volo di rientro in Italia per il 13 di agosto e ad oggi mi rimangono cinque giorni, lo stretto necessario per raggiungere Finisterre a piedi e godermi un giorno e mezzo di mare.
Se negli ultimi chilometri prima di arrivare a Santiago ho messo in dubbio il fatto di poter portare a termine il cammino, nel momento in cui sono arrivato Santiago ho iniziato a pensare che probabilmente raggiungere Finisterre a piedi sarebbe stato impossibile.

La decisione se intraprendere o meno questo ultimo tratto a piedi è stata rimandata a questa mattina in base alla condizione in cui mi sarei svegliato.
Ebbene questa mattina non avevo dubbi: “E’ giunto il momento di salutare Santiago e rimettermi in cammino”. Senza forzare il passo il piano è quello quello di camminare ad un ritmo moderato e vedere strada facendo come si comporta la gamba sì riposata ma sempre un poco precaria.

Questa prima giornata di cammino post-Santiago mi ha permesso di tornare ad immergermi in quell’atmosfera distesa che avevo incontrato fino a Sarria con pochi pellegrini per strada, tutti rispettosi degli spazi altrui.
Il tragitto attraverso rigogliosi boschi di eucalipto, campi coltivati, piccoli borghi pittoreschi e corsi d’acqua mi ha incantato e mi ha condotto sino al paese di A Pena percorrendo così 30 chilometri in tranquillità.

Tappa n.34: A Pena – Hospital (30km)

Da Santiago sto camminando con Paul, australiano di Perth andato in pensione poco prima dell’estate e sul Cammino per un caso fortuito.
Il suo piano su come spendere alcuni mesi in Europa era infatti un altro. 
Amante delle motociclette, ne possedeva una parcheggiata a Carcassonne in Francia e con questa aveva programmato un lungo viaggio attraverso l’Inghilterra, l’Italia ed i paesi dell’ex Jugoslavia per terminare in Turchia dove lo avrebbe raggiunto la sua compagna olandese.
Il caso però ha voluto che, una volta arrivato in Inghilterra, nei pressi di Bristol la sua moto è stata rubata e mai più ritrovata e così il suo piano è andato all’aria.
A quel punto è stata la sua compagna a consigliargli di mettersi il cuore in pace e di cambiare completamente piani. Gli ha consegnato una guida sul Cammino di Santiago – di cui lui non conosceva nulla – e lo ha messo su un treno per Lourdes.

Da lì Paul inizia il suo Cammino…
Cammina sul Cammino Francese fino a Pamplona (dove abbiamo condiviso un buon pranzo in compagnia di Stefano e Minhee mentre per le strade imperversava la festa dei San Firmines), si sposta poi sul Cammino del Nord per ammirare la costa ed i paesini di pescatori (forse in preda alla nostalgia dei paesaggi marittimi) e lì si imbatte in difficoltà inaspettate fra cui percorsi più duri rispetto a quelli del Cammino Francese con saliscendi continui e meno servizi. Nel frattempo segue i resoconti che quotidianamente pubblico sul mio profilo di Facebook e rimane affascinato dai luoghi e dagli incontri che sto facendo. Decide quindi di ritornare sul Francese partendo da Astorga per arrivare a Santiago il giorno dopo di me.

Camminare in sua compagnia è molto piacevole. Paul possiede molte caratteristiche che vanno a braccetto con il mio stile di viaggio: ama la musica, parlare di musica ed ascoltarla; adora improvvisare: non pianificare eccessivamente e non calcolare orari o chilometri; non è uno schizzinoso in materia di cibo e soprattutto può portare avanti conversazioni nonsense per ore, e questo è un passatempo che adoro!

Anche oggi abbiamo camminato senza fretta circondati da ampie distese di campi coltivati. Passo dopo passo abbiamo raggiunto l’ultimo alloggio disponibile prima di un lungo tratto senza servizi. Soltanto una volta arrivati all’edificio con l’insegna dell’ostello (nostro fine tappa) scopriamo che le camere si trovano in un altro edificio situato nel piccolo paese ai piedi della salita che abbiamo appena percorso. La signora alla reception ci tranquillizza dicendoci che ci avrebbe portato lei alle camere e poi riportarti al ristorante per la cena ed infine portarti definitivamente alle camere. L’offerta è allettante ma dopo 34 giorni di cammino non abbiamo proprio intenzione di salire su un’automobile solamente per raggiungere la camera. Rifiutiamo gentilmente i suoi passaggi e le comunichiamo che faremo volentieri a piedi i vari spostamenti.

Alla tavolata della cena, a parte Paul, siamo tutti italiani provenienti da cammini differenti o da tratti di cammino differenti. Tutti hanno molte storie da raccontare ma in questo momento la mia attenzione è rivolta altrove ed i loro racconti non riescono ad interessarmi. Domani sarà l’ultimo giorno di cammino di questo lungo viaggio, voglio godermi ogni singolo passo!!
La cena propone una minestra dalla ricetta misteriosa – che per scaldare le budella va comunque bene – e degli ottimi spezzatini di manzo con patate. Con la pancia piena e qualche passo da fare ci avviamo verso l’ultimo giorno di cammino. 
Questa volta per davvero!

Tappa n.35: Hospital – Finisterre (27km)

Oggi è una di quelle giornate in cui la pioggerellina è una costante. Da leggera si fa più intensa, ad un certo punto rischia di piovere seriamente ma poi ci ripensa e smette per un attimo. Non fanno a tempo a passare due minuti e subito riprende.
Normalmente questo tipo di meteo non rientra fra i miei preferiti ma oggi lo accetto senza lamentele, come un accompagnamento discreto ed un poco malinconico alla fine del cammino. 

I primi 15 chilometri sono da prendere tutti d’un fiato. Non ci sono paesini né bar né punti di sosta, soltanto una lunga discesa attraverso boschi, strade sterrate e prati cosparsi di arbusti e licheni.
In cammino si vede poca gente, sarà perché sono stato l’ultimo a lasciare l’ostello?
Incontro invece persone che camminano nella direzione opposta alla mia, loro sono partiti da Finisterre e stanno tornando a Santiago… Interessante punto di vista!
Una ripida discesa sancisce la fine del tratto di sentiero isolato e porta dritta nel primo paese affacciato sul mare.

Sì, il mare. Dopo molti giorni di cammino finalmente all’orizzonte scorgo la grande distesa di acqua sormontata da nuvole bassissime. Da lì in poi è un’alternanza di lungomare e collinette da scavalcare fino ad arrivare alla lunga spiaggia di sabbia che conduce al paese di Finisterre.
Tolte scarpe, calzini e pantaloni posso con gran piacere percorrere l’intera lunghezza della spiaggia con i piedi a mollo. 
Affondando nella sabbia bagnata, passo dopo passo, mentre stormi di gabbiani volteggiano sopra la mia testa, prendo coscienza che questo è veramente l’arrivo del Cammino. L’emozione di questo ultimo chilometro è probabilmente più forte anche di quella dell’ingresso a Santiago.
In questo momento attorno a me non ci sono grandi folle di pellegrini che festeggiano il loro arrivo alla meta tango agognata. Solamente il mare freddo, le nuvole basse e quella sensazione di infinito che solo il mare riesce a trasmettermi. Il meteo burrascoso contribuisce ad allestire lo scenario perfetto per l’eroe romantico che giunge alla fine del mondo.

In realtà la fine della terra ed il famoso chilometro zero sono rappresentati dal faro di Finisterre situato a 3 chilometri ad ovest del paese, ma a questa operazione ci penseremo domani.

Per rifocillarci ci fermiamo al simpatico bar The World Family il cui murales dipinto sulla facciata esterna recita: “The real CAMINO starts at the END”, “Il vero CAMMINO inizia alla FINE”. Ricordo di aver già sentito questa frase in diverse occasioni durante il cammino ma ora che sono giunto al termine la ricerca di una spiegazione si fa più impellente e mi genera pensieri. 

Finisterre – Faro di finisterre – Fine del Mondo (10km)

Il sole oggi ha illuminato Finisterre ed il suo faro, avamposto delle terre conosciute ai tempi dei romani. La mia sensazione è che nessun luogo possa rappresentare il vero punto di arrivo del Cammino meglio di questo: il chilometro zero oltre cui soltanto l’oceano può andare.

E’ questo il piccolo paese dal sapore hippie dove i pellegrini terminano il loro viaggio e finalmente si concedono qualche giorno per riposare le stanche membra. Dal centro camminando per pochi minuti in qualunque direzione si raggiungono delle belle spiagge dove bagnarsi (per massimo 30 secondi considerata la temperatura dell’acqua). Ai tavolini dei vari ristoranti i menù a base di pesce non mancano così come non mancano i ristoranti italiani per il turista che non vuole farsi mancare un piatto di pasta neppure alla fine del mondo. Terminata la giornata, ogni notte lungo le pareti rocciose della spiaggia Praia do Mar de Fora viene allestito un falò attorno al quale molti pellegrini si riuniscono a cantare accompagnati dal rumore delle onde che si infrangono e da un cielo stellato che ti invita a continuare a fantasticare su come trasformare la tua vita in un viaggio eterno anziché rientrare alle incombenze quotidiane.

Con 35 giorni di cammino ed oltre 900 chilometri sotto le scarpe si conclude questa bellissima avventura fatta di grandi sorrisi in tutte le lingue. Come nei titoli di coda di un film ci tengo a ricordare le persone con cui ho avuto il piacere di condividere chilometri, camerate, colazioni e sogni di probabili ed improbabili viaggi attorno al mondo. 

In ordine sparso un grande grazie a:
Alessandro e Rosella, Cristina, Veronika e Karlus, Rod, padre Alfonso, Chiara, Julia e Theodore, Francesca, Erika, Minhee, Cristiano e Patty, Marco, Martina, Stefano, Paul, Idid e Gesende, Aljaz e Nina, Kaya, Jacopo, Alessandro, Sasha con papà e mamma, Martin, Nathalie, Henry, Ursula, Greg Lee, Luca, Annalisa, Eddie, Beatriz, Carlos, Luca, Giada, Chiara, Hojin, JiHoon, JiYoung, Lola, Tobi, Petros, Jesus, Ana, Andere, Adriana, Teresa, Joe.

Finisterre – Santiago – Bergamo (2000km in autobus e aereo)

Bergamo ha tutti i difetti del mondo ma un gran vantaggio: l’aeroporto con i voli di Ryanair situato ad un tiro di schioppo dal centro città e da casa mia.

Sul volo di ritorno da Santiago c’erano molti pellegrini fra cui Cristina con cui ho condiviso a macchia di leopardo tutto il cammino. Cristina era con me sul volo di andata per Lourdes e nella mattina del primo giorno ci siamo conosciuti alla stazione dei treni. Abbiamo condiviso il viaggio per Saint-Jean-Pied-de-Port e poi la ripida salita verso Orisson. Durante questi quaranta giorni è poi capitato di incontrarci nei luoghi più disparati. Due parole, un abbraccio e via di nuovo per strade uguali ma diverse.

Un’altra felice coincidenza è stata quella con Giuseppe, incontrato inizialmente a Lourdes il 5 di luglio. Io arrivavo da Bergamo in aereo mentre lui a piedi!
Dopo tre mesi di cammino e 2200 chilometri anche lui è arrivato a Santiago e così oggi ho avuto il piacere di rincontrarlo e di passare il pomeriggio assieme per le vie della città ascoltando i suoi racconti di viaggio.

Il cerchio si chiude. Da dove eravamo partiti siamo ritornati.
Forse in questo momento di nostalgia occorrerebbe non prestare troppa attenzione al luogo di ritorno che chiamiamo casa ma rimanere concentrati sulle sensazioni del cammino che riverberano in noi.
E mi torna alla mente la scritta sul muro che recitava: “Il vero cammino inizia alla fine“ invitandoci a non interrompere il cammino nel momento in cui ritorniamo ai nostri luoghi d’origine.
Sicuramente più facile a dirsi che a farsi!

E allora cerchiamo di portarci un po’ di cammino nella nostra quotidianità fatta anche di ripetitività e di difficoltà.

Cammino è la possibilità di passare dei bellissimi momenti più o meno lunghi con dei perfetti sconosciuti. 
Cammino è sapere che ogni giorno può portarci qualcosa di nuovo senza che ce lo aspettiamo. 
Cammino è chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno. 
Cammino è mangiare e ridere di gusto.
Cammino è aver bisogno di poche cose per stare bene.

Come un’eco mi risuona la voce di Alessandro che a Lourdes prima ancora di iniziare a camminare e prima ancora di conoscermi in lontananza mi salutava: 
”Buon cammino pellegrino!”