Cammino Francese per Santiago

V

L’arrembaggio degli ultimi 100Km

da Sarria a Santiago

Tappa n.28: Sarria – Portomarin (22km)

Trauma!
Quella di oggi più che una tappa di cammino è stato un giro in un grande centro commerciale a cielo aperto.

Se fino a ieri gli spagnoli in cammino si contavano sulle dita di una mano, oggi per tutto il tempo non ho sentito altro che schiamazzi in spagnolo. Zainetti delle dimensioni di un marsupio, bacchette nuove, accessori luccicanti, gruppi vacanza più o meno numerosi, hotel prenotati, taxi, autobus. Questa è l’esperienza di cammino di molti che scelgono di percorrere soltanto gli ultimi 100 chilometri.
L’unico motivo per cui percorrono gli ultimi 100 e non i primi (che sarebbero decisamente più interessanti) è che così facendo, una volta arrivati a Santiago, hanno la possibilità di richiedere la Compostela e l’indulgenza plenaria.

Tutto ciò irrompe brutalmente nella tranquillità del cammino per come l’ho vissuto fino a ieri per 27 giorni in cui ho sempre camminato o da solo o in compagnia di persone rispettose dei tempi e degli spazi altrui (fatta eccezione per Eddie l’irlandese molesto).

Il paesaggio circostante sarebbe anche carino: mulattiere, fattorie, distese di campi e boschi, tuttavia il fatto di non incontrare nemmeno un pellegrino con lo zaino pesante e le vesciche sotto i piedi mi rende di cattivo umore. L’umore in realtà è nero poiché il dolore alla gamba sinistra non se n’è andato, anzi lascerebbe pensare ad una bella tendinite.
Oggi per la prima volta metto in dubbio la possibilità di continuare il cammino. Se ogni passo è dolorante ma sopportabile, in discesa mi è impossibile appoggiare il piede senza vedere i sorci verdi. Con le lacrime agli occhi e investito da una luce di stoicismo decido di continuare aiutandomi con un bastone trovato a bordo strada.  

È soltanto quando raggiungo Portomarin che mi torna il sorriso poiché lì incontro dapprima Tobi che aveva appena finito di pranzare ad un bar e poi, presso l’ostello municipale, una coppia di ragazzi sloveni con cui ho condiviso molti momenti sin dalla prima settimana di viaggio. Gli incontri, quelli belli, proseguono con dei ragazzi coreani compagni di svariati ostelli ed infine con altri pellegrini che non vedevo da giorni. 

Non tutto è perduto!

Tappa n.29: Portomarin – Palas de Rei (25km)

Prosegue l’avventura all’interno della massa umana in gita scolastica. 
Oggi ho incrociato diverse volte un gruppo di cinque ragazzi che non portavano alcun tipo di zaino e che con la loro cassa bluetooth condividevano con i passanti musica trap spagnola…

Code ai bar per la colazione, code alle chiese per timbrare la credenziale, code per fare una fotografica con i poliziotti (sì, l’ho fatta anche io, il poliziotto coreano era un’attrazione irresistibile!), code su code.
Nota folcloristica: gran parte del percorso di oggi era affiancato da strada asfaltata su cui sfrecciavano taxi porta zaini e porta persone. L’unico pensiero che mi aiuta a restare in cammino è che ormai ho percorso 29 tappe e na mancano solamente due.

Dopo una giornata di via crucis, ieri a Portomarin mi sono motivato a mettere in campo tutte le armi possibili per alleviare il supplizio di camminare oltre 20 chilometri con un dolore costante, a tratti lancinante alla gamba. Ho così recuperato una fasciatura elastica per stringere per bene la caviglia, un paio di bacchette decenti su cui poter appoggiare parte del mio peso (è come se camminassi a quattro zampe) ed ho continuato ad applicare la fedelissima pomata di Radio Salil.
Nonostante il nuovo armamentario già dopo pochi chilometri di cammino mi rivolgo a tutti i santi per capire se c’è una soluzione che ancora non ho contemplato. Ed ecco che mentre passo davanti ad un bar mi imbatto in Aljaz e Nina, la coppia di ragazzi Sloveni, che mi invitano a sedermi al tavolo con loro. Visto il mio stato pietoso gentilmente mi offrono un antidolorifico che nonostante la mia riluttanza decido di prendere. E così magicamente per diverse ore tutto diventa più facile e riesco a camminare senza dolori. Solamente verso fine tappa, svanito l’effetto del pastiglione sloveno, ritorno a zoppicare.

Raggiungo Minhee nell’ostello che lei e gli altri coreani avevano prenotato e li trovo alle prese con una battaglia contro le cimici da letto. Il gestore minimizza e sorridendo mi accompagna nella mia stanza dove faccio conoscenza di un gruppo di spagnoli al loro secondo giorno di cammino. Essendo partiti da Sarria, il loro cammino per Santiago dura in tutto 5 giorni e già oggi qualcuno di loro sta soffrendo come se fosse in cammino da trenta giorni.
Ai loro occhi quelli che come me sono in cammino da Saint-Jean sono delle specie di supereroi venuti da un altro mondo. Effettivamente non mi era mai capitato prima di affrontare un viaggio come questo per cui in qualche modo gli do ragione, per ciascuno di noi questo cammino rappresenta la nostra piccola impresa. 

Tappa n.30: Palas de Rei – Arzúa (28,5km)

Tappa abbastanza lunga con molti saliscendi attraverso boschi di eucalipto e di querce. 
La partenza poco prima dell’alba mi ha permesso di camminare per mezz’oretta in solitaria prima di essere raggiunto dai primi viandanti. Tuttavia la lunghezza del percorso odierno ha fatto sì che molti turigrini (termine che indica i camminatori-disturbatori in gita scolastica ma senza zaino) rimanessero indietro senza molestare eccessivamente.

L’attrazione più significativa della giornata è stata la Pulperia da Ezequiel a Melide situata esattamente a metà tappa. Questo ci ha permesso di fare una pausa per uno spuntino a base di polpo cucinato alla maniera tradizionale della Galicia. Anche se erano le 11 del mattino la sosta è stata più che gradita.
Se negli ultimi due giorni ho camminato per lo più in solitaria seguendo il mio nuovo passo da infermo imposto dalla gamba dolorante, oggi ho avuto il piacere di tornare a camminare in compagnia di Minhee, Ji Hoon e Ji Young che si alternavano ad aspettarmi.
Nel frattempo abbiamo perso le tracce del nostro compare tedesco Tobi che deve averci distaccati seguendo la sua tabella di marcia serrata.

Arrivato a destinazione ad Arzua mi accomodo nell’ostello che avevo prenotato telefonicamente e mi accorgo che la camerata è pressoché deserta contrariamente a quanto si diceva fra i pellegrini che temevano di non trovare alloggio. È vero che gli ultimi 100 chilometri di cammino sono molto affollati ragion per cui si pensa di non trovare posto negli ostelli. È altrettanto vero però che molti di questi turigrini prenotano alloggi di fascia più costosa rispetto agli ostelli che bazzichiamo noi comuni pellegrini. A parte a Pamplona dove imperversava la corsa dei tori, sin dal primo giorno fino ad oggi non ho mai riscontrato problemi nel trovare un letto.

Siccome ad Arzua gli ostelli sono tutti situati sulla via principale, al mio arrivo incontro il gruppo di ragazzi spagnoli che avevo conosciuto ieri e mi unisco a loro per il pranzo.

La nostalgia per la fine del cammino avanza.

Tappa n.31: Arzúa – Lavacolla (29km)

Alex non è la prima persona che incontro lungo il cammino che si trova qui in seguito ad un importante cambiamento avvenuto nella sua vita. Da poco ha lasciato il suo lavoro di avvocato in Germania, ha venduto buona parte dei suoi beni ed ha deciso di ritagliarsi un periodo di tempo piuttosto lungo per esplorare il mondo, cosa che non si era mai permesso di fare prima.

In questo viaggio verso Santiago ho incontrato alcuni (pochi) pellegrini che, come da definizione, si recano verso il luogo santo per compiere atti di devozione. Molti altri invece, forse la maggior parte, interpretano il cammino come un luogo in cui peregrinare cercando, più o meno consciamente, risposte o spunti di riflessione sulla vita. L’elevata carica emotiva, le illusioni e le passioni trasportate da tutti noi che scegliamo di condividere per un periodo ti tempo limitato questo spazio genera un’esperienza potente ed unica.

È forse il desiderio di rivivere questa esperienza fuori dal comune che ci porta a tornare in cammino una o più volte nella vita. Ora che il mio cammino sta volgendo al termine mi accorgo che il luogo fisico altro non è che un contenitore che permette a tutte queste storie di incontrarsi e di fondersi in un’azione collettiva.

Condivisione di intenti e di passioni che spesso ci manca nella vita di tutti i giorni.

Tappa n.32: Lavacolla – Santiago (10km)

779 chilometri è la lunghezza ufficiale del cammino francese da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago de Compostela. Il solo pensiero di percorrerli tutti a piedi era spaventoso ma allo stesso tempo eccitante. 

Nell’estate del 2021 avevo fatto la mia prima esperienza di cammino lungo il Cammino Primitivo che da Oviedo porta a Santiago attraversando le montagne di asturiane e galiziane per un totale di 14 tappe e 325 chilometri.
L’esperienza, seppur faticosa, era stata intensa e rivitalizzante. Uscivamo da poco dall’ultimo lockdown da Covid e la voglia di stare all’aperto con persone da tutto il mondo era il meglio che potessi desiderare. 

Quest’anno il richiamo del cammino si è fatto sentire nuovamente e mi ha portato ad intraprendere il più tradizionale dei cammini, il Francese. 
Dopo 32 giorni di cammino, ed uno di riposo, oggi ho raggiunto la meta verso le 9:30 del mattino. La tranquillità mattutina mi ha concesso il lusso di percorrere gli ultimi 10 chilometri in solitudine accompagnato solo negli ultimi metri dagli amici coreani. 
L’ingresso nella piazza della cattedrale è sempre emozionante ma la vera esplosione di gioia avviene quando la piazza si riempie di pellegrini che festeggiano nei modi più svariati il compimento delle loro gesta. La città è in festa, i pellegrini si mischiano ai turisti e finalmente la routine da cammino si interrompe. 

Ora è tempo di festeggiare, di salutare chi rientra a casa e di attendere chi arriverà nei prossimi giorni. Un passo dopo l’altro stiamo arrivando tutti a destinazione, ciascuno con il proprio ritmo.

Santiago de Compostela – Giornata di riposo

Gli incontri migliori sono quelli che non ti aspetti. Come ho raccontato più volte il cammino è fatto di incontri speciali.
Ciò che li rende unici però è l’imprevedibilità che li contraddistingue.
Camminando, giorno dopo giorno ti rendi conto che anche senza cercarle alcune situazioni accadono quindi ad un certo punto smetti di cercare di farle accadere e ti lasci andare nel flusso. Il fatto di imbarcarsi in un’avventura di oltre un mese favorisce questo processo di lasciare gli ormeggi e seguire la corrente degli eventi.

In piazza della cattedrale oggi ho rincontrato Stefano. L’ultima volta che l’avevo visto erano oltre venti giorni fa a Pamplona. Dopodiché lui aveva scelto di andare ad Irun per percorrere il Cammino del Nord ed io avevo proseguito lungo il Cammino Francese. Strade differenti, tempi differenti ma alla fine siamo di nuovo qua.

Allo stesso modo questa sera entro nel ristorante Casa Manolo per salutare un’amica ed inaspettatamente incontro la signora canadese in cammino con il figlio con sindrome di down. Li avevo incontrati esattamente il primo giorno di cammino e nel rifugio di Orisson avevamo condiviso la camerata in cui un russatore seriale ci aveva lacerato le orecchie!
Diversi giorni fa li avevo rincontrati e la signora mi aveva raccontato che il medico le aveva suggerito di fermarsi per almeno tre giorni a causa di un serio problema alla gamba.

E così Alessandro, incontrato al quarto giorno di cammino, che camminava a gran fatica a causa di un sovraccarico a caviglie e ginocchia avuto nei primi giorni.

Ciascuno col proprio passo arriva a destinazione. L’importante è imparare a prendersi cura del proprio passo sapendo che molto probabilmente sarà diverso da quello degli altri.