Cammino Francese per Santiago

IV

Sognando i monti galiziani

da Léon a Sarria

Tappa n.21: Léon – San Martin del Camino (24,6km)

Ore 7 del mattino, gambe in spalla, si riprende a camminare ben riposati in direzione di Astorga che raggiungeremo domani.

Fino ad oggi non ho mai sentito il bisogno di camminare con musica nelle orecchie, cosa che invece molti pellegrini amano fare per entrare in una dimensione di intimità. Tuttavia la tappa di oggi ha messo alla prova la mia tranquillità a causa del gran traffico di auto e camion che sfrecciavano sulla strada provinciale situata giusto al lato del nostro sentiero. E’ in questa circostanza che ho trovato di sollievo l’accompagnamento musicale offerto dal mio nuovo compagno di viaggio Joe che con il suo marcato accento di Boston raccontava aneddoti sui brani che mandava in riproduzione dal suo cellulare. Una lunga serie di hit rock ‘n roll, blues e folk del periodo di Woodstock, poiché Joe, originale americano sulla sessantina, aveva nel cuore solamente quello, la musica di Woodstock!!

Come testimoniano le fotografie, i paesaggi di oggi non offrono grandi soddisfazioni. Camminiamo perciò a passo costante e senza pause. Il paese di fine tappa è l’ennesimo paese fantasma. Arrivati all’ostello municipale decidiamo di dare un’occhiata alle camerate giusto per farci dissuadere dall’aspetto tetro e dall’aria di semi abbandono dei locali. Ci dirigiamo allora verso un ostello che una della nostre guide consigliava come accogliente. Giunti alla porta d’ingresso un foglietto appeso al vetro ci ricorda che è giorno di chiusura… Con un sottofondo di borbottio americano (perché a dire di Joe in America non sarebbe mai successo di trovare una tale desolazione…) non ci resta che tornare indietro e chiedere ospitalità in un’ostello all’ingresso del paese che inizialmente avevamo scartato poiché situato sulla strada provinciale.

L’accoglienza sembra piuttosto spartana ma i letti della camerata promettono bene: a castello ma occupati soltanto sul letto inferiore, solidi e con buoni materassi. Qui incontriamo nuovi pellegrini (quasi tutti italiani) che hanno appena iniziato il loro cammino da Léon e stanno misurando forze e vesciche dopo il primo giorno di cammino.

Una buona cena comunitaria a base di paella, vino rosso e liquori locali mette tutti di buon umore e ci spedisce dritti a letto.

Tappa n.22: San Martin del Camino – Astorga (24km)

Dove la terra ha un colore che mi ricorda più di tutto il curry… 
Conoscendo nuove persone apprendiamo che molti pellegrini si uniscono al cammino scegliendo Léon come punto di partenza. Questo permette loro di percorrere gli ultimi 300km nel giro di due settimane. L’idea è buona ma probabilmente non rappresenta il miglior modo di intraprendere il cammino. Per come sto vivendo questa esperienza penso che la cosa migliore sia partire da quello che viene definito come l’inizio “ufficiale” del cammino, Saint-Jean-Pied-de-Port, e percorrere la strada che si riesce a fare in base alle proprie disponibilità di tempo e di energie per poi terminare il cammino in un altro momento. C’è chi cammina per una sola settimana e poi prosegue l’anno successivo, chi per due settimane e così via. 
Il bello del cammino è di viverlo per tutta la sua durata passando attraverso luoghi, tradizioni, paesaggi e climi differenti. Saltarne dei pezzi (come ad esempio le Mesetas per qualcuno) significa togliere varietà ad un’esperienza molto variegata.

Oggi è giornata di incontri e reincontri!
Non appena usciti dall’ostello incontriamo Minhee, l’amica coreana con cui ho camminato a tratti alterni e che due settimane fa ha dovuto rallentare la sua andatura a causa di mostruose vesciche che avevano invaso le piante di entrambi i piedi.
Proseguendo lungo questa terra dai colori accesi facciamo conoscenza di Tobi, un ragazzo tedesco che sta percorrendo il cammino in maniera insolita. Partito come noi da Saint-Jean è arrivato a piedi sino a Burgos per poi avere un infortunio ad un piede che lo avrebbe costretto a fermarsi. Il suo ingegno però gli ha suggerito che avrebbe potuto continuare in bicicletta e così ha percorso il tratto delle Mesetas in sella ad una bicicletta presa a noleggio.
Ora che il suo piede è tornato alla normalità Tobi ha ripreso a camminare e con precisione teutonica ogni giorno calcola il miglior tragitto possibile che gli permetterebbe di arrivare a Santiago entro il giorno del suo volo di rientro a casa.

Oggi siamo giunti nella cittadina di Astorga ed abbiamo avuto la fortuna di assistere al festival “Astures y Romanos” durante il quale una folla numerossisma, con persone provenienti da diverse parti di Spagna, sfila per le vie della città con costumi tradizionali dell’epoca romana con l’intento di celebrare la fondazione della città inizialmente chiamata Asturica Augusta e fondata nel 12 a.C. come accampamento della Legione Romana X Gemina.

Tappa n.23: Astorga – Foncebadón (26km)

E tornarono a riveder le montagne… 
Dopo lunghi giorni di pianura e di sentieri sterrati a fianco di strade provinciali finalmente il cammino si riavvicina alle colline. 
Lasciamo Astorga verso le 7 di mattina e camminiamo per 20 chilometri in leggera salita facendo qualche sosta colazione. Le nubi sopra le nostre teste forniscono un utile riparo dal sole e fortunatamente si scaricano lontano da noi.

La massiccia presenza di pellegrini dalla Corea del Sud fa si che nel caratteristico paese di Rabanal del Camino ci sia in un café che offre ai visitatori un piatto tipicamente coreano: Ramen con Kimchi che non possiamo evitare di assaggiare. La piccantezza del pasto ci carica al punto giusto per riprendere il cammino ed affrontare con vigore gli ultimi 6 chilometri che ci conducono alla nostra destinazione odierna: il paese di Foncebadón situato a 1430 metri di altitudine. 

La nuova compagnia dell’anello che si è consolidata negli ultimi due giorni è così composta: il sottoscritto; Joe pensionato americano di Boston che vive a Las Vegas e che, come altri ammerricani che ho conosciuto non si è fatto sfuggire l’opportunità di correre con i tori di Pamplona; Tobi ragazzo tedesco in cammino per rigenerarsi dalla vita produttiva ed efficiente tedesca ed infine Minhee ragazza coreana che all’occorrenza mi presta il suo ombrello anti-UV per evitare di collassare sotto il sole.
Il fatto di essere in viaggio come un vero gruppo ci ha permesso di trovare alloggio nell’ostello suggerito dal gruppo di amici coreani. Sì perché loro sono molto attenti alla logistica e solitamente prima di fermarsi in un ristorante o un ostello raccolgono informazioni online o tramite il passaparola di altri coreani che hanno già percorso questo cammino.
Avendo notato questa loro inclinazione, condivisa in maniera sistematica dai pellegrini tedeschi, mi sto togliendo la briga di consultare le varie guide alla ricerca dei posti migliori. Dopo tre settimane di cammino sto entrando sempre di più nel flusso degli eventi senza preoccuparmi dei dove, cosa e quando… e devo dire che procedere a ruota libera è una modalità di viaggio che adoro.

La cena a base di lenticchie, chorizo e vino rosso corona questa bella giornata e ci prepara ad una notte “sinfonica” ma “da camera” perché siamo riusciti a convincere la simpatica ragazza che gestisce l’ostello a lasciarci dormire in tre persone nell’ultima camera doppia disponibile, mentre il dormitorio era già bello che pieno.

Tappa n.24: Foncebadón – Ponferrada (27km)

Le Mesetas hanno fornito buoni spunti meditativi ma la stupenda e paesaggistica tappa di oggi mi ricorda che la montagna ha sempre il suo fascino. 

Partiti dal paesino di Foncebadón poco prima dell’alba, nel giro di mezz’ora abbiamo raggiunto la famosa Croce di Ferro, uno dei luoghi più importanti del cammino. I pellegrini che la raggiungono lasciano ai suoi piedi una o più pietre che rappresentano i loro fardelli.

Flashback. Ieri sera mentre facevo una passeggiata per il paese di Foncebadón ho incontrato un signore olandese sulla settantina che si preparava a salire alla croce con un pacco di lettere che diverse persone gli avevano consegnato prima di partire, pagine cariche di sofferenza. Il suo rituale per esorcizzare queste pene sarebbe consistito nel dare fuoco alle lettere presso la croce al momento del tramonto.
Lo stesso uomo olandese ci ha poi confessato il suo personale fardello che portava con sé in cammino: le sigarette! Dopo averci chiesto se volessimo del tabacco ci ha spiegato che portava con sé una decina di pacchetti di tabacco poiché aveva come obiettivo quello di smettere di fumare entro il suo arrivo a Santiago. Nell’ascoltare la sua storia non riuscivo bene a comprendere il motivo che spinge uno che vuole smettere di fumare a portarsi appresso una tale quantità di tabacco…

Superata la Croce di Ferro, dove ciascuno di noi si è fatto immortalare in scatti che potessero testimoniare l’arrivo al luogo sacro, abbiamo proseguito verso il punto più alto dell’intero cammino situato a 1505 metri di altitudine. Da lì il panorama era spettacolare anche grazie alle nubi che ricoprivano come un tappeto le vallate sottostanti.
Inevitabilmente la discesa ci ha portati all’interno del banco di nubi sino a raggiungere il paese sottostante di El Acebo completamente immerso nella nebbia. 

Continuando ad abbassarci di quota abbiamo riconquistato la calura del sole ed abbiamo raggiunto il caratteristico paese di Molinaseca dove abbiamo pranzato in riva al fiume. I miei compagni di viaggio continuano a rischiare grosso ordinando piatti di pasta usciti da qualche film dell’orrore mentre io insisto con la cucina spagnola.
L’arrivo a Ponferrada è stato allungato inutilmente da un lungo giro attorno alla città mentre il sole del pomeriggio ci cuoceva a puntino.

La tappa di oggi è stata piuttosto impegnativa a causa della lunga discesa sui sassi tuttavia i paesaggi che abbiamo attraversato hanno ripagato ampiamente la fatica e le rotule.
Nel cortile dell’ostello comunale di Ponferrada incontro un nuovo pellegrino tedesco che decide di sedersi accanto a me sulla panchina e di rendermi partecipe della tristezza che lo sta attanagliando. Mi sembra che il suo stato alcolico aiuti le parole a fluire liberamente. Un ragazzo sulla trentina di bell’aspetto, con un lavoro ben retribuito presso una compagnia aerea tedesca che però lamenta il fatto di non avere amici né relazioni affettive durature. I suoi occhi si riempiono di lacrime quando arriva a parlare dei suoi genitori, degli hippy che a suo dire non prendono la vita sul serio e passano il tempo a fumare marijuana. Anche lui come Tobi, l’altro compagno di viaggio tedesco, preferisce alloggiare in ostelli privati o alberghi in grado di offrire ai viaggiatori maggiori comfort, pulizia ed inevitabilmente maggior solitudine!

La popolarità del Cammino Francese fa sì che lungo il percorso si possano trovare strutture di ricevimento di tutti i tipi: dalle più umili, solitamente rappresentate dagli ostelli municipali il cui il prezzo per notte in dormitorio si aggira attorno ai 7€, passando per gli ostelli privati dotati di camerate meno affollate dove il prezzo per notte si aggira attorno ai 14€ e per finire con gli hotel in cui è possibile prenotare camere singole al prezzo di non so quanto perché non ci sono mai stato. Tuttavia essendo in Spagna anche i prezzi degli hotel sono molto abbordabili per chi proviene da paesi con un costo della vita superiore come ad esempio l’Europa del nord, gli Stati Uniti, la Corea del sud o l’Australia.

Tappa n.25: Ponferrada – Villafranca del Bierzo (24km)

Una fetta di pizza, un caffelatte, una fetta di torta margherita ed un succo di frutta. Così è composta l’illegale colazione ordinata stamattina da uno dei miei compagni di avventure. 
Se il fatto di non parlare la lingua del posto nella maggior parte dei casi non rappresenta un problema, talvolta può risultare limitante poiché non permette di accedere a quei prodotti che non sono esposti al bancone o indicati nei menù.

Mi sto divertendo un sacco a fare da intermediario e traduttore per gli amici di cammino che non parlano lo spagnolo. Solitamente si tratta di tradurre dall’inglese allo spagnolo e viceversa. Ad esempio tradurre le richieste di Joe ai camerieri, e le loro risposte, è uno spasso poiché lui trova sempre qualcosa da ridire in merito alle modalità spagnoleggianti apparentemente molto differenti da quelle americane a cui lui è abituato. Mi piace vedere le reazioni di anglosassoni e tedeschi quando si imbattono nella proverbiale calma spagnola o in situazioni che richiederebbero maggiori capacità di adattamento e negoziazione. Minhee ci racconta ad esempio che in Corea per chiamare l’attenzione di un cameriere è sufficiente premere il pulsante di cui ogni tavolo è munito. In Spagna è invece necessario chiamare più volte magari alzando il tono della voce.
Dopo tutto sono anche questi elementi di divergenza che fanno del cammino un bellissimo luogo di incontro e di scambio.

Il paesaggio della tappa di oggi è stato molto rilassante: abbiamo camminato a lungo fra colline piene di vitigni che a tratti sembravano quelle della Toscana.
Villafranca del Bierzo è un paesino carino situato in un avvallamento e ricco di monumenti storici. Oggi ci concediamo il lusso di alloggiare in un ostello privato dove avevano prenotato gli amici coreani. L’hospitalero durante il check-in trovandosi di fronte il variegato gruppo di pellegrini composto da me, Joe ed i 4 coreani non tarda a notare la mia attitudine di interprete ed in tempo zero mi offre un posto di lavoro presso il suo ostello. Mi dice che se voglio fermarmi a lavorare da lui posso farmi una doccia ed iniziare subito. Lusingato dall’offerta lo ringrazio con un sorriso e vado a farmi una bella doccia bollente. Una volta uscito dalla camera lo incontro al bar e lui torna alla carica offrendomi un bicchiere di birra. Nuovamente ringrazio con un bel sorriso, mi scolo la birra ed esco alla ricerca di un ristorante dove potermi rifocillare con il classico menù del pellegrino (primo, secondo, dolce, vino o birra). Il fiume che scorre lungo la vallata e che bagna le spiagge del paesino offre anche delle buonissime trote, e così soddisfatta la pancia posso passare un pomeriggio in tranquillità. 

Tappa n.26: Villafranca del Bierzo – O Cebreiro (28km)

La tappa di oggi ci viene presentata dalle guide come particolarmente impegnativa a causa della salita di 8 chilometri che arriva dopo averne percorso di 20 chilometri. 
Per affrontare al meglio questa giornata io e Joe optiamo per una partenza super mattutina. Iniziamo a camminare alle 5:20 ed il buio mi porta in una dimensione astratta che mi piace. Il non vedere nulla attorno a me non rappresenta un problema poiché per tutta la prima parte della mattina il cammino affianca la strada provinciale che procede leggermente in salita.
Dopo aver percorso 10 chilometri ci fermiamo per la colazione nel primo bar aperto che troviamo e nel giro di 20 minuti questo si riempie di pellegrini assumendo le sembianze di un autogrill per persone con lo zaino.

La parte migliore inizia con la salita vera e propria che attraversa mulattiere e boschi. Solo allora pregustiamo lo spettacolo che ci aspetta una volta arrivati in cima e varcato il confine della Galizia. O Cebreiro è un paesino di poche case con una vista a 360 gradi sulle montagne circostanti. 
L’ingresso in Galizia, segnalato da una statua con lo stemma della regione, è accompagnato da un duplice sentimento: da una parte la felicità per aver finalmente raggiunto le verdi montagne ed il famoso “pulpo a la gallega” e dall’altra una nostalgia che segna l’inizio dell’ultima parte del cammino.

In Galizia gli ostelli municipali sono famosi per le loro cucine sfornite di attrezzatura per cucinare. Nonostante gli spazi siano grandi e ospitali, in cucina è difficile se non impossibile trovare padelle, piatti e posate.
Oggi ho percorso l’intero tragitto in compagnia di Joe che ha mantenuto un’andatura ottimale nonostante la sua preoccupazione per la salita e per la lunghezza della tappa. Nel frattempo Tobi e Minhee se la sono presa con comodo partendo ad un orario più umano. Li abbiamo incontrati in un bar di O Cebreiro e dopo aver pranzato assieme li abbiamo salutati poiché il loro obiettivo era di guadagnare qualche chilometro in più. Negli ultimi giorni hanno maturato l’idea di arrivare a Santiago entro l’8 di agosto il che comporta la percorrenza quotidiana di più chilometri rispetto a quelli consigliati dalle tappe canoniche.
Io, a differenza loro, non ho ancora prenotato il volo di ritorno e questo mi dà l’agio di camminare senza restrizioni di tempo. Tuttavia la loro compagnia mi piace ed il nostro gruppo è ormai consolidato ragion per cui penso che sarebbe un peccato perderci adesso a circa una settimana da Santiago. 

Tappa n.27: O Cebreiro – Sarria (39km)

La sveglia suona alle 6:20 e stranamente nessun rumore molesto da dormitorio mi ha già svegliato. Solite operazioni di routine: bagno, zaino, colazione in cucina con due frutti e manciate di frutta secca. 
Si parte… Anzi no, si torna indietro perché fuori piove ed occorre addobbarsi con tutto l’occorrente antipioggia. 

Appena usciti dall’ostello subito attacca la salita mentre una leggera pioggia ci batte sul coppino. “Doh, un’altra giornata irlandese…”. La pioggia è accompagnata da foschia e nuvole basse. Joe che mi aveva aspettato per partire rimane subito indietro poiché le mie gambe sono in forma e decidono di affrontare il maltempo con determinazione. Inaspettatamente il cammino è disseminato di saliscendi ma nel giro di pochi minuti entro in modalità testa bassa e vado avanti in solitaria.
Il K-way non protegge abbastanza dall’acqua esterna mentre le salite fomentano l’effetto sauna dall’interno. Nel frattempo la speranza di un possibile miglioramento delle condizioni meteo rimane viva. Quando il sentiero inizia a scendere dai 1200-1300 metri sui cui ho percorso i primi 12 chilometri si intravede un miglioramento. Nel giro di altri 9 chilometri raggiungo quota 600 metri dove si trova la possibile destinazione della tappa del giorno nel paese di Triacastela.

Raggiunto il paese sento una voce che mi chiama dall’interno di un bar e lì trovo Minhee con Tobi che stanno facendo una delle tante colazioni. Il bar è rinomato per i suoi hamburger quindi decido di unirmi a loro e finalmente prendere la mia colazione, appunto a base di hamburger.
La loro intenzione è quella di proseguire sino alla tappa successiva ed arrivare quindi a Sarria. L’idea non mi dispiace. Il clima non è né troppo caldo né troppo freddo, si cammina bene e le gambe non danno segni di cedimento.
A differenza mia però loro avevano allungato di qualche chilometro la tappa di ieri così da non doversi sparare oggi i 39 chilometri che invece toccano a me.

Da Tricastela sino a Sarria cammino i rimanenti 18 chilometri in loro compagnia mentre le nubi si diradano per lasciare spazio al sole che torna a riscaldarci.
Contrariamente a quanto riportato sulle nostre guide cartacee o online che descrivevano questa tappa come semplice e piuttosto pianeggiante, ci imbattiamo in numerosi saliscendi e poco a poco le mie gambe danno segni di cedimento.
Se ad inizio mattinata procedevo ad ampie falcate, ora percorro gli ultimi chilometri con la gamba sinistra che inizia a zoppicare. Metro dopo metro il dolore allo stinco va aumentando e realizzo che aver unito due tappe in un giorno potrebbe essere stata una grandissima fesseria. Infatti gran parte delle persone con problemi a piedi/caviglie/ginocchia che ho incontrato in cammino erano coloro che si erano avventurati in tappe eccessivamente forzate della lunghezza di 40 o più chilometri.

Arriviamo a Sarria nel primo pomeriggio e troviamo posto nell’ostello municipale. A questo punto l’unico pensiero che mi passa per la testa è: “domani riuscirò ancora a camminare?” Fra l’altro da domani al nostro fianco cammineranno tutti quei pellegrini che scelgono di percorrere solamente gli ultimi 100 chilometri del cammino con il solo scopo di ricevere la composta una volta giunti a Santiago.

Se ne vedranno delle belle!