
I
Tori, Templari e Pirenei
da Saint-Jean a Viana
5 luglio 2023: arrivo a Lourdes



Non poteva iniziare con un incontro migliore questo cammino.
Atterrato a Lourdes ho ricevuto la benedizione di Giuseppe, pellegrino di prima categoria nonché mio compaesano partito a piedi da Bonate Sotto (Bergamo) 50 giorni e 1265 km fa e diretto verso la mia stessa destinazione, Santiago de Compostela.
Mentre lui in compagnia di Claudio ha proseguito a piedi, io mi sono recato alla stazione dei treni per raggiungere Saint-Jean-Pied-de-Port con i mezzi.
Tappa n.1: Saint-Jean-Pied-de-Port – Orisson (8km)






A dimostrazione del fatto che in cammino non si è mai soli, questa mattina mentre aspettavo l’arrivo del treno non sono passati 5 minuti prima di far conoscenza di tre italiani che come me si apprestavano ad intraprendere il cammino: Alessandro e Rosella da Torino e Cristina da Massa. Ed ecco che prima ancora di essermi svegliato del tutto si è già formato il primo gruppo di avventurieri in cammino. Arrivati a Saint-Jean ci siamo recati presso l’ufficio del pellegrino per il ritiro della credenziale e dopo una pausa panino ci siamo incamminati verso Orisson, rifugio di montagna dove loro avevano già prenotato per passare la notte.
Io non avevo pianificato alcunché ma la scelta di spezzare la prima tappa in due giorni mi sembrava intelligente soprattutto considerato il poco allenamento che ho potuto fare prima di partire. E’ risaputo infatti che la prima tappa del Cammino Francese che va da Saint-Jean a Roncisvalle sia la più impegnativa di tutto il cammino a causa del forte dislivello e proprio poiché ce la si ritrova al primo giorno quando i motori delle gambe sono ancora freddi.
Appena usciti dal centro del paese la strada mostra chiaramente le sue intenzioni e per 8 chilometri si procede in salita attraverso una bella strada asfaltata e delle mulattiere. Nel prendere quota si intravedono le montagne in lontananza mentre gruppi di mucche al pascolo libero ci accompagnano per tutto il pomeriggio.
Arrivati al rifugio dotato di una terrazza panoramica mozzafiato prendiamo comodamente posto e ci godiamo la prima cena comunitaria del cammino. Il momento più bello è quando i gestori del rifugio invitano ciascuno di noi – una ventina di persone – a presentarci alla tavolata ed a condividere il motivo del nostro essere in cammino.
Giunto il mio turno cerco la motivazione più sincera che posso dare: “Due anni fa ho fatto il mio primo cammino di Santiago, il Primitivo, ed è stata un’esperienza molto bella, a contatto con la natura, in semplicità e con persone interessanti. Quest’anno mi è tornata la voglia di qualcosa di simile ma che potesse durare ancora di più. Inoltre per quest’estate non avevo voglia di programmare alcunché ed il Cammino è il luogo perfetto per chi non ha programmi né ha intenzione di farne…”
Tappa n.2: Orisson – Roncisvalle (16km)














Vento a gogo, cavalli allo stato brado ed un buon numero di pellegrini da tutto il mondo: oltre ad Italia, Francia, Germania e Spagna anche Ammerrica, Canada, Australia, Taiwan, South Korea, Japan, Mexico….
I russatori atomici nelle camerate non sono mancati e neppure i baldi giovini che si fanno portare lo zaino dai taxi cercando di evitare lo stoicismo che è essenza del cammino.
Il percorso di oggi è stato bellissimo: abbiamo camminato comodamente lungo strade asfaltate o comunque sempre ben battute circondati da un panorama montano incantevole molto diverso dalle montagne bergamasche a cui sono abituato. Dicono che la prima tappa sia la più impegnativa e la più bella, probabilmente avranno ragione. Emozionante è stato l’ingresso in Navarra e l’abbandono del suolo francese sancito da una spessa lastra di pietra sul ciglio del sentiero.
Oggi alloggio nell’ostello di Roncisvalle dove fra un russamento e l’altro spero di poter incontrare il fantasma del paladino Orlando che a capo dell’esercito di Carlo Magno durante la famosa Battaglia di Roncisvalle del 778 cadde per mano saracena (qualcuno suggerisce che la mano fosse basca).
Tappa n.3: Roncisvalle – Larrassoaña (27km)















Ore 6 del mattino, si accendono inesorabilmente le luci del dormitorio dell’Ostello del Pellegrino di Roncisvalle che grazie alle sue due enormi camerate comunitarie può fornire ben 183 posti letto. In realtà era già da più di un’ora che il sonno era messo a dura prova dalle processioni verso il bagno e dai rituali impacchettamenti di zaini.
La tappa odierna, quasi completamente in discesa con 900 metri di dislivello, si snoda attraverso boschi di faggi, querce e pini che offrono una frescura fondamentale per poter camminare indisturbati da un sole che già dalle 10 del mattino inizia a farsi sentire.
Oggi scopro un nuovo passatempo da cammino: scrutare le scarpe dei pellegrini che incontro e cercare di indovinare la loro provenienza. Ed è proprio così che faccio conoscenza di Cristiano e Patty che con le loro inconfondibili scarpe de La Sportiva se ne andavano beatamente in silenzio. Mi avvicino a loro e sicuro della mia supposizione gli dico: “Italiani!!”. Bingo! Intavoliamo una piacevole conversazione che prosegue al tavolo di un bar per la prima colazione alla quale si unisce anche di Minhee, simpatica ragazza coreana conosciuta pochi chilometri prima.
Dopo svariati sentieri in mezzo ai boschi si spunta nel villaggio di Zubiri a partire dal quale il cammino costeggia un fresco fiumiciattolo attraversato da ponti romani. Con il passare dei chilometri aumenta esponenzialmente anche il numero di italiani sul cammino… Arrivato a Larassoana prendo posto all’ostello municipale e mi dirigo prontamente al fiume che scorre sotto il ponte romano del paese. Lì incontro Stefano e mi unisco a lui per un bagno tonificante.
Giunta l’ora di cena io, Stefano e Marco ci imbarchiamo in una missione più grande di noi: cucinare degli spaghetti “all’italiana” per un gruppo di nuovi amici dell’ostello utilizzando dei pacchetti di pasta che giacevano inerti in un angolo della cucina. Inutile commentare l’esito dell’operazione…
Curiosità del giorno: sul cammino francese ci si ritrova il sole sempre alle spalle o tutt’al più sulla sinistra per cui la tendenza è quella di ustionarsi polpacci, coppino e braccio sinistro.
Tappa n.4: Larrassoaña – Pamplona – Cizur Menor (20km)











Dal 6 al 15 luglio a Pamplona si svolge la sentitissima festa in onore del patrono della città San Firmin durante la quale ogni mattina alle 8 ha luogo il medievale rituale chiamato encierro. 6 tori e 4 buoi vengono liberati per percorrere un tragitto di 800 metri all’interno del centro storico incitati da centinaia di impavidi partecipanti che si offrono come esche umane. Ai lati del percorso si accalcano persone del posto e turisti che accorrono per assistere allo “spettacolo”.
Considerati i 15 km che questa mattina mi separavano da Pamplona, sono giunto in città ampiamente in ritardo ed ho potuto assistere solamente ai postumi dell’evento.
Varcata la soglia della centro storico sono stato invaso da un odore contundente misto di vino, birra ed altri prodotti del corpo umano processati e restituiti al suolo in varie forme.
Superata questa nota folcloristica ho potuto apprezzare un’intera città in festa con tutti i presenti abbigliati secondo tradizione: pantaloni e maglietta bianca, foulard/drappo rosso. Per le strade bande musicali, gruppi di batukada, balli di gruppo, birre, birre e ancora birre…
Pranzo con delle ottime tapas di pesce in compagnia di Paul, Stefano e Minhee e quando il sole sembra bruciare meno mi rimetto in cammino mentre la città si prepara ad esplodere per l’ennesima notte di festa.
La tappa termina presso una bellissima chiesa romanica del XII secolo dei cavalieri dell’Ordine di Malta che questa notte ci ospiterà poiché l’ostello comunale è pieno. Frescura garantita!
Tappa n.5: Cizur Menor – Puente la Reina (22 km)












Nonostante ci troviamo nel nord della Spagna oggi si sono raggiunti dei livelli di calura paragonabili a quelli andalusi.
Durante la mattina ho camminato tranquillamente accompagnato dal sorgere del sole alle mie spalle.
Una leggera salita attraverso campi di grano e di girasole mi ha portato sino allo scavallamento dell’Alto del Perdon da cui ho potuto ammirare da una parte Pamplona ed i Pirenei e dall’altra la sterminata pianura della Navarra verso la quale mi sto dirigendo.
Da lì in poi il percorso è stato piuttosto pianeggiante con qualche saliscendi sotto un sole sempre più cocente. Con una deviazione di qualche chilometro ho raggiunto la chiesa romanica a pianta ottagonale di Santa María de Eunate, un eremo templare che si distingue per il suo chiostro esterno in stile romanico. L’arrivo è a Puente Le Reina, un pueblo costruito intorno al ponte che la regina Mayor ordinò di costruire sul fiume Arga.
Per tutti gli ultimi chilometri ho camminato con la sola speranza che il fiume potesse essere tanto cristallino quanto quello incontrato a Zubiri ma una volta arrivato a destinazione ho dovuto accettare l’infausta notizia che questo fiume non è balneabile. E così il tanto bramato bagno è rimandato a fiumi migliori…
Tappa n.6: Puente la Reina – Villamayor de Monjardín (31 km)



















Tappa molto impegnativa sotto diversi punti di vista.
Per cercare di non incappare nel calore pomeridiano la sveglia è stata anticipata di mezz’ora per cui, dopo una notte all’insegna di letti scricchiolanti, alle 5:30 sono già fuori branda.
Ore 6, tutti in pista pronti a sgambettare, rapida colazione e via oltre il ponte della regina.
La tradizionale vuole che i pellegrini attraversino il ponte a piedi nudi ma, avvalendomi della poca luce dell’alba e dei pochi occhi indiscreti, con fare disinvolto mi porto dall’altro lato del fiume con le mie Salomon bianche ancora ai piedi.
Le prime ore scivolano via lisce attraverso campi di grano e pochi paesini carataristici.
Arrivato a Estella Lizarra, città che avrebbe potuto rappresentare la fine della tappa, ho visitato due bellissime chiese romaniche del XII secolo, l’Iglesia de San Miguel e l’Iglesia di San Pedro de la Rua.
Quest’ultima con un chiostro considerato la maggior ricchezza scultorea del Romanico in Navarra.
Dopo una sosta in un parco pubblico per un controllo dello stato dei piedi decido di proseguire il cammino verso nuove avventure, che non tardano ad arrivare.
Pochi chilometri più avanti mi imbatto infatti nella famosa fontana del vino di Irache che recita “Pellegrino! Se vuoi arrivare a Santiago con forza e vitalità, di questo gran vino bevi un sorso e brida alla felicità”. A quel punto si pone il dilemma: svuotare l’acqua dalla sola borraccia che ho e riempirla di vino oppure bere a canna dalla fonte. Pur restando molto allettato dalla prima opzione decido per la seconda e proseguo lungo la salita che porta al monastero situato pochi metri più avanti.
Il sole è ormai a picco e sono necessarie molte soste, praticamente ad ogni fontana, per bagnare testa, faccia, braccia, cappello, tutto… Il giardino di fronte al monastero sembra un luogo invitante per una sosta. È a quel punto che vengo avvicinato da un frate di non so quale ordine che, con la scusa di vendermi dell’olio al rosmarino ottimo per alleviare i dolori muscolari da cammino, inizia il processo di conversione dell’eretico camminatore.
Il dialogo è a senso unico, più che un dialogo una sparatoria. Red Cross Kalashnikov! Il redentore mette in tavola tutte le carte: l’onnipotente ed il figlio suo, gli evangelisti, la malattia, la morte ed il post-mortem, i sacramenti ed il peccato. Ma non c’è niente da fare…
Il suo rosmarino non lo voglio perché credo nell’arnica, i suoi appunti che contengono visioni profonde su pornografia e demoniaco turberebbero il mio sonno e quindi li rifiuto. Riesco a liberarmi solamente con la promessa suggellata da stretta di mano che oggi stesso inizierò la lettura del vangelo secondo Giovanni. Poi quando scopre che mi chiamo Luca cambia il titolo del libro.
Solamente quando abbandono quel giardino incantano mi rendo conto della perfetta trappola.
Vino gratis in cambio della mia anima!
Riflettendo sul significato di questo incontro proseguo per il sentiero che nel frattempo si è fatto rovente ed in salita in compagnia di una coppia di tedeschi molto devoti e sempre pronti ad incrementare il carico di redenzione messo in atto dal fratello di cui sopra. Mi voglio male e decido di chiedere al compagno di cammino tedesco cosa ne pensa della conversazione che ho avuto poco prima con il frate. L’uomo sulla sessantina e dal fare garbato è un insegnante di religione in un liceo della Baviera. Dopo un momento di esitazione alla ricerca delle parole giuste mi fa dono di questa massima: “Luca, devi sapere che al mondo esistono due tipi di persone: quelli che hanno fede nel Signore”… pausa di riflessione… “e poi ci sono quelli che hanno deciso di vivere la loro vita come degli animali”. Basito dalla sua risposta mi zittisco e penso che il sole cocente non è poi così male.
Soltanto dopo oltre un’ora giungo a destinazione a Villamayor de Monjardín, un paesino ad 800 metri di altitudine che dispone di due ostelli per pellegrini.
Visito la chiesa del paese e finalmente raggiungo il mio ostello. Accetto l’acqua con limone gentilmente offertami, accetto di partecipare alla cena comunitaria e… dulcis in fundo vengo invitato a partecipare alla meditazione delle ore 20:30 dal titolo JESUS MEDITATION.
Tappa n.7: Villamayor de Monjardín – Viana (30 km)












Dopo una giornata all’insegna della redenzione vi lascio immaginare come abbia risposto all’offerta di partecipare alla Jesus Meditation…
Oggi la temperatura è ideale per camminare. All’alba percorro i primi 12 chilometri attraverso ampie distese di terre coltivate con la vista di alcune montagne in lontananza. Una bellissima visuale desertica illuminata da una luce leggera.
Non altrettanto leggera è la visione di una macchina della Guardia Civil che irrompe sul sentiero che stavo percorrendo in compagnia di Kaya, una nuova amica camminatrice Danese. Il poliziotto spagnolo ci saluta e vuole sincerarsi che tutto stia andando per il meglio. Ci racconta che in auto con lui sono presenti dei rappresentanti delle forze dell’ordine di vari paesi e ci presenta quindi un Carabiniere italiano ed un Gendarme Francese in missione di collaborazione fra stati per la protezione dei pellegrini.
Ci chiedono se vogliamo un timbro della Guardia Civil… come rifiutare? E persino un braccialetto con la scritta “Atencion al peregrino”. Penso: “fantastico, dopo la benedizione del frate di ieri, oggi quella della polizia. Posso proseguire in pace”.
La colazione a Los Arcos favorisce il risveglio e mi permette di dare sfogo alla mia passione per la tostada con tomate. Più avanti presso il paese di Torres del Rio mi imbatto nell’importante chiesa romanica del Santo Sepolcro, una delle chiese più rinomate del romanico in Navarra (inizio a pensare che qui ogni chiesa romanica sia “la più importate del romanico“).
Da qui in avanti i paesaggi iniziano a cambiare: i vasti campi di grano stanno poco a poco lasciando spazio a lunghi filari di vite molto ordinati. Ci stiamo avvicinando alla regione della Rioja famosa per la sua produzione vinicola!
La tappa si conclude nel paese di Viana dove incontro nuovi pellegrini made in Italy e ne ritrovo altri lasciati qualche giorno fa. Qui la birra media in un bar del centro viene 1.70€!