Cammino Francese per Santiago

III

Le famigerate Mesetas

da Burgos a Léon

Tappa n.14: Burgos – Hontanas (32km)

Sono le 4 del pomeriggio e finalmente posso allungare le gambe sul letto della camerata dell’Albergue (ostello) el Puntido di Hontanas.

La giornata è stata lunga e soddisfacente. Lasciato l’ostello municipale di Burgos alle 6:20 è iniziata la prima tappa attraverso le famose Mesetas, il grande altopiano spagnolo fatto di immense distese di grano e roccia.

Erano giorni che fra i pellegrini non si faceva che parlare di questo tratto del Cammino che collega le città di Burgos e Léon per un totale di 175km e che da molti viene temuto per la sua desolazione e la mancanza di ombra. Le piante sono quasi del tutto assenti ed i paesini sono molto più distanziati fra di loro rispetto alle tappe precedenti. 
Alcuni pellegrini suggeriscono di affrontare queste tappe partendo molto presto la mattina, altri raccontano di averle percorse nelle ore notturne, altri ancora le saltano a piè pari.
Oggi niente di tutto ciò è stato necessario poiché durante tutta la giornata il sole cocente era mitigato da una fresca aria proveniente da nord-est. Un ciclista incontrato al bar durante la mia terza colazione spiegava che questa aria provvidenziale deriva dalle forti perturbazioni che stanno interessando la costa nord della Spagna.

Le ore scorrono e lo sguardo si perde cercando di identificare l’inizio e la fine dei campi. A tratti mi sembra di trovarmi di fronte ad un mare dorato che mi invita a tuffarmici dentro. Qualcosa di unico e mai visto prima!

Fondamentale è stato il passaggio per l’Albergue di San Bol, un’oasi verde con tanta ombra ed una pozza di acqua fredda pronta a rimettere in sesto la circolazione delle nostre gambe stanche. La bellezza di questo luogo ameno ci avrebbe accolto volentieri per la nottata tuttavia nei piedi c’era ancora la voglia di camminare per qualche chilometro, abbastanza per raggiungere il caratteristico paesino di Hontanas.
Memore di qualche tappa fa in cui era capitato che nello stesso paese fossero presenti più ostelli e fra questi il municipale era il più gettonato (e con più possibilità di incontrare camerate affollate), oggi al suo posto ho optato per un ostello privato (pure più economico) con la speranza di passare una nottata senza russatori seriali.

La giornata di oggi è passata in compagnia di Gregory, Greg per gli amici (chissà se lui apprezza queste semplificazioni occidentali dal momento che il suo vero nome è Hyoung Ho), che negli ultimi giorni è diventato un ottimo compagno di viaggio. Di poche parole, si ferma di tanto in tanto a scattare fotografie con la sua macchina fotografica professionale – ogni volta che la vedo mi chiedo quanto possa pesare quell’aggeggio… Mi piace la sua ironia sottile ed il modo di esprimere assenso o dissenso a monosillabi.

Giunto il momento del relax di fronte ad un boccale di birra fresca, il colpo di scena.
Mentre sto raggiungendo Greg nella terrazza del bar di fronte all’ostello affacciata sulla stradina principale del piccolo paese penso di avere un’allucinazione: seduto accanto a Greg c’è nientepopodimeno che Eddie l’irlandese…

Inspiegabilmente Eddie invece di essere a Burgos a prendersi un giorno di riposo si trova ora ad Hontanas e né io né Greg ci capacitiamo di questo fatto. Il giorno prima sembrava così sconvolto da non poter camminare oltre ed oggi, come noi, deve aver percorso 32 chilometri sotto il sole.
Mentre lui ci offre una birra, e poi un’altra, noi moriamo dalla curiosità di sapere come possa essere arrivato sin lì e, dal momento che sospettiamo che possa aver preso un taxi o un autobus, gli chiediamo di mostrarci delle fotografie del percorso. Ed è così che Eddie, fotografia dopo fotografia, ci racconta della sua giornata in cammino in compagnia di qualche malcapitato a cui si deve essere appiccicato per poter proseguire nella sua psico-avventura.

Un’abbondante cena a base di piatti tradizionali della Castilla mette a tacere ogni perplessità e rappresenta l’ultimo atto di una lunga giornata.

Tappa n.15: Hontanas – Boadilla del Camino (28,4 km)

Le Mesetas continuano a stupirmi per la loro vastità e per la varietà di geometrie create dai pochi colori presenti. Campi di grano, terre arate, campi di girasole fioriti o che ancora devono sbocciare, appezzamenti aridi, dolci saliscendi, salite improvvise o sentieri che si intravedono in lontananza.
Anche oggi la tappa ha offerto dei paesaggi stupendi, in particolare la ripida salita che si incontra dopo il paese di Castrojeriz. La visione dall’alto di queste distese infinite è qualcosa di stupendo che spezza con la monotonia del camminare in piano ed offre immediatamente una nuova prospettiva.

Oggi ho iniziato a sperimentare quanto avevo sentito dai racconti di altri pellegrini e cioè che l’attraversamento di queste terre mette alla prova la testa più che il corpo. Camminare per molti chilometri senza poter contare sui dei punti di riferimento – che siano urbani o naturali poco importa – può generare sensazioni di disorientamento e sconforto.

Mentre Greg che accusa un po’ di stanchezza decide di fermarsi nel paesino di Itero de la Vega, io sento di voler proseguire sino al paese successivo, Boadilla del Camino. Questi 8 chilometri extra però sono risultati forse una scelta azzardata sotto il sole delle 3 del pomeriggio. Nonostante la fresca brezza degli scorsi giorni continui a soffiare portando sollievo e fiducia di non restare arrostiti in mezzo ad un campo di grano, ho dovuto prendermi tutte le pause che potevo ogni volta che si presentava un pezzetto di terreno all’ombra.

Giunto finalmente in prossimità dell’unico ostello disponibile in paese pregusto una bella doccia ed il meritato riposo ignaro delle sorprese che attendono dietro l’angolo. Superata la porta scorrevole mi trovo davanti Luca il milanese e Francesca che sbevazzano una birra di fine tappa. Li saluto con entusiasmo e loro con ancora maggior entusiasmo mi chiedono: “ma lo sai chi c’è qui in ostello???”. Non ci posso credere! Ed ecco che con il suo passo maldestro fa il suo ennesimo ed inaspettato ingresso in scena Eddie. Mi saluta come se non ci vedessimo da anni e non esita un secondo prima di attaccare la sua mitragliatrice di birrette e parole ripetitive. Mi confessa che oggi sta ragionando sulla possibilità di lasciare il Cammino e di raggiungere Madrid qualche giorno prima del previsto così da potersi riposare e godere delle bellezze della città. Io non posso che assecondare questa sua idea e, forte del fatto di aver vissuto per quasi un anno nella capitale spagnola, gli suggerisco un sacco di bei posti da visitare.
Questo argomento diventa il leitmotiv della serata e sono certo che tutti i presenti sperino che il piano possa andare in porto senza ripensamenti. 

Tappa n.16: Boadilla del Camino – Carrión de los Condes (25km)

Sono bastati due giorni di cammino attraverso paesini fantasma per far si che il paese di fine tappa di oggi, che conta poco più di duemila anime, appaia come una grande città grazie alla sua dotazione di supermercati, bar, farmacie, una posta e ben tre banche. Carrión de los Condes rappresenta una tappa importante lungo il cammino di Santiago e dimostrazione ne sono gli innumerevoli luoghi di culto presenti: cinque chiese di cui una dedicata a Santiago, i monasteri di San Zollo e di Santa Clara, diversi eremi ed i resti di un ospedale per pellegrini fondato nel 1209.

Il percorso di oggi è stato sicuramente meno paesaggistico rispetto ai giorni precedenti tuttavia prima di raggiungere la destinazione abbiamo potuto visitare la suggestiva chiesa di Santa Maria la Blanca nel paese di Villalcazar de Sirga. Questa chiesa templare se dall’esterno colpisce per il suo aspetto quasi militaresco – a rappresentare il potere temporale – dall’interno trasmette invece un forte senso di tranquillità e di potenza spirituale. Mi prendo così una pausa di meditazione mentre il corpo risente ancora dell’affaticamento dalla tappa di ieri percorsa in gran parte sotto il sole.

Una volta giunti a Carrion de Los Condes, in compagnia di Greg e Francesca decidiamo di fermarci per passare la notte nel Monastero di Santa Clara, il primo luogo dall’inizio del Cammino in cui uomini e donne vengono collocati in camerate differenti.
Mentre una suora gentilmente ci illustra le varie stanze dell’edificio, sentiamo che in cucina qualcuno è già all’opera. Non faccio in tempo a posare lo zaino nella stanza che mi imbatto in Martin il coreano che, memore dell’esperienza culinaria di una settimana prima presso l’ostello municipale di Azofra, decide di sdebitarsi offrendomi di unirmi a lui per il pranzo. “Yes man”, sono certo che questa volta andrà meglio. E così è stato, se non fosse per il lago di grasso che in padella annegava le povere fette di bacon ed i malcapitati funghi champignon.

Tappa n.17: Carrión de los Condes – Terradillos de los Templarios (27km)

Oggi abbiamo affrontato la tappa con il tratto più lungo senza paesi di tutto il Cammino Francese: 17 chilometri attraverso sentieri sterrati circondati dai nostri amati girasole.

Sul finire di questa tratta nel nulla incontro con piacere Jacopo, l’italiano marchigiano che ormai da giorni cammina in compagnia di una ragazza ungherese che sta avendo dei problemi ai piedi che la costringono ad assumere antidolorifici per poter continuare a camminare.
La conversazione che intratteniamo verte proprio sul tema del passo che ogni pellegrino sceglie di adottare ogni giorno. Jacopo invece di proseguire con alcuni amici con i quali era partito dall’Italia ha deciso di rimanere in compagnia di questa ragazza assistendola e adottando quindi un passo decisamente più lento rispetto a quanto potrebbe – agonisticamente parlando – avere lui. Non mi sembra affatto scocciato della scelta fatta e a ben vedere non gli do torto.

Per quanto mi riguarda la giornata di oggi è stata la più dura di tutte.
Il tragitto non è stato lunghissimo ma, nonostante la partenza mattutina alle 6:30, già verso le 11 ho iniziato a mal sopportare il calore del sole e giunto al paesino fantasma di Ledigos meditavo di porre fine a questa giornata di cammino con poche energie.
Il corpo implora pietà ma la testa non vuole mollare… Decido di temporeggiare bevendo un succo di frutta all’esterno di un baretto e nel mentre vedo passare uno dopo l’altro un sacco di amici camminatori che stanno proseguendo sino al paese successivo ed oltre. La loro presenza mi invoglia a fare ancora qualche passo e così mi rimetto in cammino deciso a raggiungere “solamente” il paese successivo. Lungo il tragitto mi imbatto nuovamente in Greg ed in sua raggiungo un ostello nel paese di Terradillos de Los Templarios. Il nome fortemente evocativo potrebbe suggerire un luogo dalla storia magica, tuttavia la cosa più interessante del paese è proprio il nome.

Il pomeriggio e la sera sono un incubo. Sento di avere la febbre e l’unica cosa che riesco a fare è piazzarmi a letto immobile con una pezza bagnata sulla fronte. All’ora di cena riesco a malapena a raggiungere la sala da pranzo per un brodo ed un filetto di pesce e alle 21 mi rimetto a letto non prima di essermi preso una bella pastiglia ungherese di paracetamolo.

Tappa n.18: Terradillos de los Templarios – Sahagún (13km)

 

Il riposo di ieri e la pastiglia ungherese hanno fatto effetto. Questa mattina mi sento decisamente meglio anche se non completamente in forma, decido così di mettermi in cammino di buon’ora in compagnia dell’ormai fedelissimo Greg con destinazione Sahagún. 

Sahagún rappresenta una tappa importante del cammino poiché si trova esattamente a metà strada fra Saint-Jean-Pied-de-Port e Santiago de Compostela. La soglia di metà cammino è custodita dalle statue di un cavaliere templare e di un monaco benedettino. Ancora una volta il potere temporale, nelle mani del cavaliere, è affiancato dal potere spirituale custodito dal monaco.
Sahagún è un paese di pochi abitanti ma è molto carino ed offre ai pellegrini l’ostello municipale più economico che ho incontrato in Cammino. Al prezzo di 5€ si può infatti dormire all’interno dell’Antigua Iglesias de la Trinidad ora adibita a dormitorio. Presso il Santuario de la Virgen Peregrina è possibile invece ritirare il certificato di “metà cammino” che mette nero su bianco per i pellegrini che lo desiderano il fatto di esser giunti a metà del cammino verso Santiago.

Lungo la strada facce nuove ma anche molte facce note. Alcuni incontri sono veramente inaspettati.
Mentre sull’uscio dell’ostello parlo al telefono con Giuseppe – che nel frattempo prosegue a grandi passi il suo cammino da Bergamo a Santiago – vedo arrivare al bar davanti all’ostello un volto che avevo lasciato oltre una settimana fa. E’ quello di Minhee che, dopo essersi presa un giorno di pausa a Granon per far vedere ad un medico le vesciche che ormai occupavano quasi metà dell’arco plantare di entrambi i piedi, si era rimessa in cammino e poco alla volta era riuscita a ritornare in forma smagliante.
Ed ancora una volta mi ritorna alla mente il discorso intavolato con Jacopo a proposito del ritmo di cammino: ognuno cammina al proprio ritmo e questo può coincidere per qualche momento o per qualche giorno con il ritmo di qualcun altro. Poi ad un certo punto un imprevisto può richiedere un rallentamento od uno stop forzato e lì le strade si separano. Per lo stesso motivo o per altre ragioni però chi aveva guadagnato strada può vedersi costretto a rallentare ed è allora che ci si ritrova.

Tappa n.19: Sahagún – Reliegos (31km)

Avviandoci verso il termine delle Mesetas, con Greg decidiamo di avventurarci in una partenza più mattutina delle precedenti. Avendo potuto godere dei paesaggi desertici per quasi una settimana decidiamo oggi di iniziare a camminare con il buio.
La partenza alle 5 ci permette di trascorrere oltre un’ora accompagnati da un cielo stellato stupendo per poi assistere al lento sorgere del sole. Il tragitto di oggi rientra a pieno titolo nello stile meditativo dei giorni scorsi e l’arrivo nel paesino fantasma di Reliegos offre emozioni da film western.

Arrivati in paese verso mezzogiorno ci diamo alla caccia del miglior ostello dove passare la notte. Le varie recensioni online – che io non guardo mai ma che Greg ogni tanto sbircia – indicano che il municipale non sia granché a causa di cimici da letto e sporcizia. Cercando una soluzione alternativa ci imbattiamo in un ostello molto ordinato dall’aspetto radical-chic. Il prezzo di circa 20€ per letto in dormitorio però ci sembra una rapina considerato il luogo in cui ci troviamo, decidiamo quindi di alzare i tacchi e di cercare altro. Sfortuna, o fortuna, vuole che tutti gli altri ostelli privati del paese siano chiusi, chi per giorno di riposo chi per chissà quale motivo, riportandoci così al piano originale, cioè l’ostello municipale. E mi duole confermare che avevano ragione: le docce sono un cesso ed i letti cigolano solo a guardarli.
Non importa, prendiamo posto, lasciamo gli zaini e ci dirigiamo al supermarket situato all’ingresso del paese per comprare qualcosa da bere e da mangiare.

Ci accorgiamo presto che il market è il luogo più strategico di tutto il paese, un po’ come un saloon da Far West dove si può assistere al passaggio di tutti gli avventori, nel nostro caso di camminatori.
Il nostro pomeriggio passa così, salutando tutti i pellegrini di passaggio ed invitandoli a fermarsi in quel bellissimo paese nel nulla con nulla da fare o vedere, con la sola promessa di passare del tempo dedicandosi alla nullafacenza.

Verso sera il nostro Far West ci offre una storia da brividi. Nel rientrare in ostello vediamo una telecamera che molto probabilmente appartiene alla televisione spagnola. Ci fermiamo per chiedere cosa stia succedendo e la cronista ci racconta che a poche case di distanza due giorni fa è stato commesso un omicidio. Una donna è stata trovata morta nel pozzo del suo orto e la polizia sta dando la caccia a due uomini portoghesi che erano alloggiati a casa della donna come lavoratori agricoli.
Arrivato nella cucina dell’ostello, che nel frattempo si era riempita di pellegrini, diffondo la notizia aggiungendo così curiosità e piccantezza alle multietniche cene in corso.

Tappa n.20: Reliegos – Léon (24,5 km)

Per onorare l’ultima tappa delle Mesetas abbiamo optato nuovamente per una partenza al buio
Appuntamento alle 5 alla porta dell’ostello con compare Greg e Carlos, un pellegrino spagnolo desideroso di camminare un’oretta sotto le stelle. Probabilmente non tutti però condividiamo la stessa idea di “un’oretta di cammino al buio sotto un cielo stellato”. Carlos ad esempio dal momento in cui siamo partiti non ha smesso un secondo di parlare – in spagnolo, in italiano, in inglese (ahimè non parlava coreano!) – rendendo la notte troppo affollata di parole e provocando orticaria da logorrea in me e Greg che ad un certo punto mi chiede: “Ma questo chi lo hai invitato?”…

Il fato giunge però in nostro soccorso quando una decina di chilometri più avanti mi fermo per un prelievo al bancomat mentre Greg e Carlos proseguono. Una volta raggiunto Greg noto che Carlos non è più con lui e gli chiedo che cosa ne avesse fatto del povero spagnolo con la favella più rapida del West. Greg sa soltanto che Carlos si era fermato per fare pipì dopodiché non lo aveva più visto.
Pochi metri più avanti incontriamo un altro pellegrino che avevamo conosciuto nell’ostello di Sahagun, lui è Joe, americano dal look e dalla parlata inconfondibile. Joe diventa così il nostro nuovo compagno di viaggio verso Léon.

L’ingresso in città non è così malvagio come invece era stato nel caso di Burgos in cui la lunga e desolata zona industriale era un passaggio obbligatorio. Alle 10 del mattino la città dorme ancora e noi abbiamo tutto il tempo per raggiungere in tranquillità la bellissima cattedrale. Soltanto verso mezzogiorno le strade iniziano ad animarsi e così anche le viuzze laterali piene di bar con tapas.

L’atmosfera è frizzante, i pellegrini si mimetizzano con la gente del posto ed i turisti.
Sembra proprio un bel posto dove trascorrere il primo vero giorno di riposo.

Domani le scarpe restano sull’armadietto! (ho i sandali)

Léon: primo giorno di riposo dopo 20 giorni di cammino

Come altri pellegrini ho scelto di prolungare di un giorno la mia permanenza a Léon prima di proseguire verso la zona montuosa che prepara l’ingresso in Galizia.
Anche qui, come nella maggior parte dei paesi e delle città che abbiamo incontrato sul cammino, l’ostello per i pellegrini si trova in pieno centro storico e questo ci permette di raggiungere agilmente i luoghi di maggiore interesse. 
Fra questi spicca la maestosa cattedrale “Pulchra Leonina” che, con le sue due torri asimmetriche e le alte guglie, si slancia dritta verso cielo.

Come la cattedrale di Burgos, anche quella di Léon è stata costruita prendendo ispirazione dallo stile gotico francese, tuttavia le due bellissime chiese generano suggestioni differenti. Mentre quella di Burgos mi ha colpito per il suo aspetto massiccio in espansione orizzontale (ben 19 cappelle sono state costruite attorno alle navate laterali), quella di Léon incanta l’osservatore per il suo slancio verticale. Contribuiscono a questo scopo le numerose e coloratissime vetrate al suo interno che portano il visitatore a volgere lo sguardo all’insù. 

L’ostello dove alloggio ha camerate molto grandi ed è in grado di ospitare oltre 100 pellegrini. Trattandosi di ospitalità delle suore anche qui uomini e donne dormono in stanze separate. Questo rappresenta un problema poiché concentrando tutti gli uomini entro pochi metri quadrati si aumenta esponenzialmente la possibilità di essere circondati da russatori seriali.

Il fermarsi nello stesso luogo per un’intera giornata dopo venti giorni di cammino ha avuto uno strano effetto. Nonostante l’essermi svegliato con tutta calma (in un dormitorio con pellegrini è impossibile svegliarsi con tutta calma) e l’aver girato a zonzo per la città con varie tappe tapas, fra cui una notevole morcilla di Léon, permaneva una sensazione di incompiutezza di fondo.